Il principio sancito con la nota pronuncia della Corte di Giustizia del 7 aprile 2016 C-546/14 secondo cui, a determinate condizioni, è ammessa la possibilità di falcidiare le imposte nel concordato preventivo, si applica anche all'accordo con i creditori concluso nell'ambito delle procedure di sovraindebitamento, posto che la posizione dell’imprenditore sotto soglia, o di colui che abbia comunque contratto debiti Iva pur essendo consumatore, è analoga a quella dell’imprenditore agente nell'ambito di una procedura concorsuale.

Con ordinanza n. 29212/2019, la Cassazione torna ad occuparsi nuovamente del tema relativo ai compensi degli Avvocati, stabiliti ai sensi del d.m. 55/2014.

Viene confermato il principio, oramai consolidato, secondo il quale “...in mancanza di accordo tra le parti, il compenso è determinato dal giudice in base alle tariffe”, con attribuzione al magistrato di un potere discrezionale che, “se congruamente motivato ed esercitato in conformità alle tariffe professionali, è insindacabile in sede di Legittimità”.

E’ oramai diffuso l’inserimento, all’interno dello statuto ovvero dei patti parasociali, di apposite clausole “di trascinamento”, di origine anglosassone e tese, sostanzialmente, a consolidare l’unitarietà del gruppo corporativo nei rapporti con terzi acquirenti, limitando la circolazione delle partecipazioni al capitale sociale.

Sulla scia della recente pronuncia della Corte Costituzionale n. 245 del 22.10.2019, che ha delineato profili di incostituzionalità della norma sul sovraindebitamento per contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost. - prevededosi dunque, alla pari del concordato preventivo,

Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato regolato dall’art. 549 c.p.c., il contraddittorio deve essere assicurato anche nei confronti del debitore esecutato, il quale è litisconsorte necessario anche nell’eventuale opposizione ex art. 617 c.p.c., proposta ai sensi della seconda parte dello stesso art. 549 c.p.c., e nel successivo ricorso straordinario per cassazione. Così, Cassazione - ordinanza interlocutoria n. 9267/20 depositata il 20 maggio 2020. Scarica il testo integrale del provvedimento in allegato.

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, sentenza n. 8803/2020. 

Sul presupposto che il principio di immutabilità della contestazione disciplinare ex art. 7 St. Lav. precluda al datore di lavoro di licenziare per motivi diversi da quelli addebitati, ma non vieta di considerare, ai fini del recesso per giusta causa, anche fatti non contestati e situati a distanza di oltre due anni dall'addebito formale (Cass. n. 1145/2011; Cass. n. 21795/2009, Cass. n. 6523/1996), viene oggi riconfermata la "relatività" del principio di immediatezza della contestazione, ben potendo la medesima essere “....compatibile con un certo intervallo di tempo necessario al datore di lavoro per una valutazione unitaria delle varie inadempienze del dipendente - e non esclude, comunque, che fatti non tempestivamente contestati possano essere considerati quali circostanze confermative della significatività di altri addebiti (tempestivamente contestati) ai fini della valutazione della complessiva gravità, anche sotto il profilo psicologico, delle inadempienze del dipendente e della proporzionalità o meno del correlativo provvedimento sanzionatorio dell'imprenditore, secondo un giudizio che deve essere riferito al concreto rapporto di lavoro ed al grado di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni” (Cass. n. 14453/2017; Cass. n. 7734/2003; Cass. n. 21795/2009; Cass. n. 1145/2011).

Ordinanza Cassazione Civile, Sez. III n. 8477/2020.

L'esistenza del diritto al risarcimento del danno non può essere semplice conseguenza di una condanna penale passata in giudicato, 

L'erogazione di somme dai soci alle società da loro partecipate può avvenire a titolo di mutuo (finanziamento), con il conseguente obbligo per la società di restituire la somma ricevuta ad una determinata scadenza, oppure di versamentodestinato a confluire in apposita riserva "in conto capitale"; in quest'ultimo caso non nasce un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell'eventuale attivo del bilancio di liquidazione, connotato dalla postergazione della sua restituzione rispetto al soddisfacimento dei creditori sociali e dalla posizione del socio quale "residual claimant".